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Carme 1.11, Orazio
itsasushii Offline
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#1
Lightbulb  Carme 1.11, Orazio
Traduzione del carme 1.1 di Orazio a cura di E. Sanguineti
tu non cercare, è illecito sapere, che fine a me, che fine a te, 
Leuconoe, ci hanno dato gli dei, e non tentare 
calcoli babilonici: meglio è subire quello che sarà, 
se molti inverni ci ha assegnato Giove, o questo è l’ultimo, 
che adesso, contro le scogliere, fiacca il mare 
Tirreno: rifletti bene, versati il vino, e taglia la tua lunga 
speranza in breve spazio: mentre parliamo, è già fuggito, a noi ostile, 
il tempo: vivi questo tuo giorno, e non fidarti niente di un domani:


Originale latina del poeta
Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi

finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati!
Seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
5quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum, sapias: vina liques et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.

[piccola parentesi: ai Romani stava molto a cuore il tema del futuro, e molti genitori facevano predire il futuro per propri figli, così come molti giovani per loro stessi. Da ciò, capiamo che Leuconoe, dal nome grecizzante che deriva da leucos (=bianco, quindi candido, puro) è una giovane ragazza, che il poeta (ormai saggio e maturo) cerca di dissuadere dal preoccuparsi troppo del futuro: qualsiasi sia il nostro domani, infatti, dobbiamo goderci a pieno quello che stiamo vivendo]
20-06-2018, 09:36 PM
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